Sciopero delle scuole del 6 e 7 maggio

a Pisa Manifestazione unitaria con altre OO.SS. della scuola, con concentramento alle 9.00 in piazza XX Settembre.

Mercoledì 6, in concomitanza dello sciopero contro le prove INVALSI (prioritariamente nelle scuole primarie, ma allargato a tutti gli ordini e grado), i Cobas Scuola hanno indetto un presidio con conferenza stampa alle 10 davanti all’USP di Pisa, in via Pascoli.

Docenti e ATA che sciopereranno domani, mercoledì 6, sono invitate/i a partecipare al presidio e alla conferenza stampa in cui saranno illustrati i motivi delle due giornate di sciopero, 6 e 7 maggio (INVALSI, riformaccia dei tecnici, nuove indicazioni nazionali, questione economica e crisi del sistema dell’istruzione pubblica).
 
Giovedì 7i Cobas Scuola parteciperanno alla manifestazione unitaria con  altre OO.SS. della scuola, con concentramento alle9.00 in piazza XX Settembre.
 

I COBAS SCUOLA indicono lo sciopero generale delle scuole di ogni ordine e grado per le intere giornate del 6 e 7 maggio con i seguenti obiettivi:

Contro le prove Invalsi. Il 6 e 7 maggio nella scuola Primaria vengono somministrate le prove Invalsi; scioperando, si potrà impedire lo svolgimento di questi quiz inutili e dannosi che: a) non hanno determinato sviluppi positivi nel sistema educativo; b) non misurano competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a risposta chiusa o aperta univoca; la valutazione delle competenze richiede strumenti specifici; c) hanno diffuso nelle scuole la pratica del /teaching to test/, sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva.

Recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed ATA.  Negli ultimi 30 anni, il potere d’acquisto di docenti ed ATA si è ridotto di circa il 30%. Gli aumenti del 6% nel contratto-miseria appena firmato non solo non compensano il forte calo dei salari, ma sono lontanissimi pure dal coprire l’inflazione del 14,8% dell’ultimo triennio. Questa continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di vita di docenti e ATA. La qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico dei suoi protagonisti.

Ritiro della riforma dei Tecnici. La riduzione da 5 a 4 anni di studio negli Istituti Tecnici comporterebbe la compressione dei programmi e l’abbassamento della qualità, l’aumento delle ore settimanali e dei carichi di lavoro e di studio per docenti e studenti, la drastica perdita di posti di lavoro, l’aumento delle diseguaglianze educative, perché colpirebbe maggiormente gli studenti più “fragili” per i quali l’istruzione è l’unico motore di crescita.Per docenti ed ATA pensione come l’ultimo stipendio e in età compatibile con un lavoro gravoso e usurante – No al Fondo Espero e al silenzio-assenso.

 È necessario aumentare le risorse per le pensioni, garantendole pari all’ultimo stipendio e a un’età compatibile con la fatica fisica e psicologica del lavoro docente ed ATA. Il Fondo Espero è un’inaccettabile privatizzazione della previdenza, per giunta usando il liberticida silenzio-assenso per i neo-assunti.

Assunzione su tutti i posti disponibili e ripristino del “doppio canale” per eliminare il precariato. Da decenni, più di 200.000 docenti e ATA vivono nell’instabilità cronica, privi di continuità didattica e di tutele, situazione che e danneggia la qualità dell’insegnamento e la continuità educativa. È necessario assumere “in ruolo” su tutti i posti vacanti e disponibili in organico, con procedure snelle e trasparenti e ripristinando il “doppio canale”.

Ruolo unico docenti. La frammentazione degli insegnanti in ruoli e contratti differenziati ha creato disuguaglianze ingiustificate. Il ruolo unico docente, dall’Infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, intende riconoscere la natura unitaria della funzione docente. L’insegnamento, pur con le sue specificità, è fondato sulla medesima finalità educativa e formativa: dunque, con il ruolo unico, verrebbero superate le disparità contrattuali e di carriera.No alle Indicazioni Nazionali 2025.

 Sono Indicazioni fortemente ideologiche, intrise di nazionalismo e retorica, che usano la “valorizzazione dei talenti” per una selezione classista, per costruire l’egemonia politico-culturale della destra con l’ossessione identitaria e occidentalista, soprattutto nell’insegnamento della Storia, e con l’autoritarismo che le attraversa e che vieta (o limita) la didattica su sessualità ed affettività anche alle medie e alle superiori.

No all’Autonomia differenziata. L’AD non garantisce i servizi essenziali e i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale, frammenta scuola e sanità creando disuguaglianze nell’offerta formativa, nei diritti sociali, in particolare nei diritti all’istruzione e alla salute della popolazione.

                                                                                     Esecutivo nazionale COBAS Scuola

I COBAS contro la riforma degli Istituti Tecnici (DM 29/2026)
La Riforma degli istituti tecnici, in sintonia con l’istituzione della Filiera tecnico-professionale 4+2, i Licei Made in Italy e i Licei TED risponde al disegno di subordinare la scuola all’impresa, trasformare lo studente in un apprendista precoce, un “imprenditore” di sé stesso. Il principio che sottende tali riforme è che il benessere della società derivi da quello dell’ impresa, di cui la scuola deve essere al servizio. Con tale riforma, l’azienda detta alla scuola tempi e programmi. Negli anni ’70 del secolo scorso, si conquistarono le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori, un monte ore retribuito per corsi di formazione e titoli di studio: il mondo del lavoro si appropriava della scuola . Dal 2015(Legge 107, la “Buona scuola”) ad ora, il rapporto si è rovesciato. Con l’introduzione dell’alternanza scuola lavoro (ora FLS) gli studenti entrano in azienda e talvolta vi muoiono o vi restano feriti (dati INAIL 2024: 1 morto e 2000 incidenti; 1050 denunce nel primo semestre 2025). Gli studenti devono uniformarsi al “Just in time”, alla fluttuazione del mercato del lavoro. Ora anche i docenti entrano nell’azienda e partecipano all’”aggiornamento” delle discipline tecnico-professionale, finalizzato all’intensificazione dei rapporti con il sistema produttivo.Il DM 29 provoca una notevole riduzione del curricolo nazionale. La riforma si applica dalle prime classi dell’anno scolastico 2026-27 e la riduzione è di ben 132 ore rispetto ad ora. La disciplina più colpita è la Geografia. Vengono eliminate 2 ore nel biennio economico e 6 ore nel triennio ad indirizzo turistico. L’ insegnamento della disciplina si riduce ad un’ ora settimanale al primo anno. L’Italiano subisce la contrazione di un’ora nelle quinte classi (33 ore in meno). Vi è poi una riduzione della seconda lingua straniera ,specialmente nel settore economico (2 ore settimanali rispetto alle 3 odierne) e nell’ultimo anno l’insegnamento si riduce ad una sola ora settimanale.

La nuova disciplina Scienze sperimentali accorperà Biologia, Chimica, Fisica e Scienza della Terra con un taglio di 231 ore, sconfessando il mantra della centralità delle discipline STEM (Science, technology engineering ,mathematics).L’obiettivo sarebbe quello di “promuovere una cultura scientifica”, collegando gli insegnamenti mediante un linguaggio comune e attività interdisciplinari. La nuova materia verrà insegnata da docenti diversi ma avrà un unico voto in pagella. I docenti dovranno alternarsi nell’insegnamento e poi ricompattarsi durante gli scrutini per elaborare il voto! La riforma prevede anche l’anticipo del FSL (formazione scuola lavoro) a partire dal secondo anno, all’ età di quindici anni!

Il decreto è stato pubblicato ad iscrizioni scolastiche già concluse, senza trasparenza e rispetto nei confronti delle famiglie: le iscrizioni sono infatti avvenute su piani di studi diversi da quelli della riforma. Nella circolare 1397 del 19/3/2026 il ministero ha fornito indicazioni volte a mitigare le criticità della riforma. Per evitare il rischio di soprannumerarietà ,le scuole possono(devono ,in modo quasi prescrittivo)far ricorso al curricolo a disposizione delle scuole, pari a 66 ore per ciascun anno scolastico del biennio, pari a 2 ore settimanali. Tale flessibilità organizzativa metterà in moto una frammentazione del sistema educativo nazionale. La discrezionalità nel definire i programmi scardinerà l’uguaglianza e omogeneità dell’ offerta formativa. L’ eccessiva flessibilità curricolare potrebbe essere interpretata come una violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di “Norme generali sull’ istruzione” e metterà in moto una miriade di ricorsi.

Avremo insomma un ritorno della vecchia ed insipida scuola di avviamento professionale poiché il DM risponde a un perverso principio della destra italiana: i figli delle famiglie povere non possono studiare per CONOSCERE ,ma solo per IMPARARE un lavoro. Gli alunni avranno un accesso al lavoro in piena età dell’ obbligo e la scuola avrà una posizione ancillare nei confronti delle aziende. L’8 aprile c’è stato un incontro di conciliazione tra il MIM e quasi tutte le sigle sindacali che ha portato un parziale allentamento delle tensioni ma non ha assolutamente risolto i problemi di fondo della controriforma. L’ amministrazione si è dichiarata disponibile a introdurre cattedre con orario inferiore alle 18 ore settimanali, ma la strada verso una soluzione condivisa appare lontanissima.

Il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione , oltre a criticare la tempistica della riforma, avvenuta ad iscrizioni già effettuate ,ha segnalato forti criticità per le scuole proprio per la nuova disciplina “Scienze sperimentali”. Le classi di concorso dei docenti impegnati in tale insegnamento sono, infatti, diverse. Il CSPI chiede al MIM chiarezza operativa per le istituzioni scolastiche, noi COBAS invece, chiediamo di rispedire al mittente tale sciagurata riforma. Ci opporremo con tutte la nostre energie per bloccare questo scellerato disegno, a partire dallo sciopero da noi indetto nelle giornate del 6 e 7 maggio che, oltre a dire NO ai test INVALSI nelle primarie, ha nella sua piattaforma anche la cancellazione del DM 29/2026 . Invitiamo, quindi, docenti ,genitori, ATA e studenti a mobilitarsi in occasione dello sciopero per salvaguardare l’ integrità e la specificità del nostro sistema scolastico.

Massimo Montella Esecutivo Nazionale COBAS Scuola